19 Luglio 2017

In Italia resta forte la resistenza al cambiamento
Angela Maria Scullica

L'Italia è il Paese europeo rimasto più a lungo ai margini del processo di liberalizzazione e di integrazione finanziaria internazionale. Per diversi anni il sistema di potere si è concentrato nello stretto rapporto tra banche pubbliche grandi imprese e politica. L’Italia viveva in una sorta di mercato protetto da barriere anti concorrenziali in cui non vi era alcun interesse a favorire lo sviluppo di un efficiente mercato dei capitali al di fuori del circuito bancario. Lo Stato non puntava alla crescita delle piccole e medie imprese ma a mantenere saldo un sistema di potere di tipo corporativista e finanziava il deficit pubblico cercando di convogliare il risparmio verso i propri titoli. A partire dagli anni Novanta il processo di integrazione europea e la globalizzazione hanno dato una spinta decisiva all’abbattimento delle frontiere finanziarie e al conseguente rinnovamento della normativa italiana. Ancora oggi il settore dell’intermediazione finanziaria in Italia appare strutturalmente sottodimensionato e dominato da un numero ristretto di banche su cui è tuttora preminente l’influenza politica.

C’è poca attenzione nei confronti dei piccoli e medi operatori indipendenti specializzati e della loro importante funzione a tutela della concorrenza. Dal 2008, anno in cui la crisi americana dei mutui subprime ha contagiato le economie mondiali, ai giorni nostri il settore è stato sottoposto a un processo di ridimensionamento, caratterizzato dalla progressiva scomparsa di operatori del parabancario, dall’allontanamento degli operatori esteri e dalla riduzione dei team dedicati ai servizi di ricerca societaria. 
Nel 2015 per rilanciare la crescita in Europa, favorendo lo sviluppo di adeguate condizioni di contesto sul piano sia normativo sia economico, la Commissione europea ha promosso il progetto sull’Unione dei mercati dei capitali (Capital Markets Union o CMU), fissandone la sua realizzazione entro il 2019. Per le imprese di piccola e media dimensione si tratta di favorire, oltre alla crescita del private equity e del venture capitalism, forme di raccolta che possono premiare l’innovazione, come ad esempio il landing; per le imprese di maggiori dimensioni risulta indispensabile promuovere l’accesso al mercato obbligazionario e al mercato di borsa. Ma la realizzazione della CMU incontra diversi ostacoli. In particolare in Italia, dove la resistenza al cambiamento è forte e le reazioni nei confronti dell’Europa sono sempre più attive. È emblematico a questo proposito il caso delle banche venete che, per non passare attraverso la procedura di risoluzione stabilita dall’Europa, sono state acquistate alla fine da Banca Intesa a dimostrazione di quanto le forze in azione spingano verso il ripristino di un sistema poco concorrenziale, corporativo e controllato. 



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